Nell' attuale scenario economico - finanziario, le manovre speculative si consumano nelle borse valori, nei mercati telematici e circuiti bancari; tuttavia, la prima bolla speculativa - ovvero quella particolare fase economica che si scatena quando ingiustificatamente e senza reale motivo si determina uno sconsiderato aumento di prezzi di alcuni generi e della loro domanda, delimitato nel tempo - si registra in Olanda nel 1600 circa quando il costo di un singolo bulbo di tulipano diventa così alto da superare di gran lunga queldi prima necessità ( animali, bevande, vestiti...).Basti pensare che una delle specie più rare del tempo, "Il Semper Augustus" detenuto dal codirettore della Compagnie delle Indie, arriva a costare ben 6000 fiorini che contestualizzate ad oggi equivarrebbero a 300.000 euro. Si manifestano i primi contratti futures sulla compravendita dei bulbi, dove i coltivatori si impegnano, a fronte di acconti di denaro dalla controparte, a programmare coltivazioni nel tempo per preservare il raccolto da eventuali cambiamenti di prezzi. L’Olanda è nel pieno del suo boom economico tanto da attirare da ogni parte d’Europa investitori e speculatori che iniziano ad effettuare acquisti virtuali su carta dei fiori, alterando così, il rapporto della domanda e offerta. Tutto questo porta ad un aumento ingiustificato dei prezzi degli altri beni e per motivi mai realmente chiariti qualche anno più tardi la bolla scoppia con un crollo improvviso dei prezzi a cui però non sono preparati produttori e coltivatori portandoli inevitabilmente sul lastrico. La bolla speculativa che precede la prima vera crisi dei mercati dell’età moderna in realtà è solo l’inizio di un “percorso ad ostacoli” con cui i mercati finanziari e il mondo intero dovranno ben presto rapportarsi. Le bolle speculative affondano tutte in una speranza, rivelatosi poi mera illusione: che le crescite economiche possano lievitare senza soste e senza conoscere tregue e recessioni, che il debito prodotto negli anni possa essere bilanciato da entrate di ricchezza sempre più consistenti. Tutto questo in realtà non fa altro che accrescere il problema, rendendo stati, banche, famiglie e imprese al contempo vittime e responsabili di crisi economiche con effetti disastrosi per loro stessi e soprattutto per le generazioni future
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